ROCK E DINTORNI

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MC5 - Kick Out The Jams!, 1969
view post Posted on 26/11/2007, 19:34P_QUOTE
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Esegeta

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 20:31


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(Elektra, 1969)

Tracklist:
1.Ramblin’ rose
2.Kick out the jams
3.Come together
4.Rocket reducer no.62 (rama lama fa fa fa)
5.Borderline
6.Motor city is burning
7.I want you right now
8.Starship

Line up:
* Rob Tyner - canto
* Fred Smith - chitarra
* Wayne Kramer - chitarra
* Michael Davis - basso
* Dennis Thompson - batteria



Gli MC5 (Motor City 5) sono stati sicuramente uno dei gruppi più influenti ed attuali di sempre, perchè con la loro miscela incendiaria di hard rock, protopunk e suoni valvolari, incarnarono più di tutti il trinomio “sex, drugs & rock n'roll” sia nell'aspetto che nelle sonorità, riuscendo a scatenare quelle reazioni a catena che tutt'oggi non si sono ancora fermate e, sperando che il dio del Rock non voglia, non si fermeranno mai. Tutta l'anima della band di Detroit è racchiusa in quell'urlo nell'apertura della title-track del disco, recitando come un inno alla ribellione e alla vita il titolo del disco live: kick out the jams!, giungendo un “motherfucker” che farà storia e che all'epoca venne censurato in tante esibizioni live. Socialmente pericolosi per l'America buonista, gli MC5 furono gli artefici di quel Detroit rock, anticipando movimenti come il punk, il garage, il noise e persino lo stoner rock: fuzz come se nevicasse, bordate devastanti, amplificatori che vomitano scariche di decibel e di musica aggressiva nonostante la loro semplicità di una band che creava canzoni e dischi con quello che c'era in circolazione, ma caricandolo di elettricità dissacrante, icoclasta e di scioccante irriverenza. Probabilmente uno dei migliori live della storia del rock, che potrebbe figurare benissimo affianco a dischi storici come Made in Japan dei Deep Purple o l'esibizione di Jimi Hendrix a Woodstock. La carica che si sente sprigionare lungo le tracce dell'album è maledettamente irresistibile, merito di un cantante dalla voce accattivante come Rob Tyner e dal groove tirato fuori dalle chitarre marce e graffianti dell'asse Kramer-Smith, la cui differenza con Ron Asheton degli Stooges è che quest'ultimo crea delle melodie più cupe e più distorte, mentre il nostro rimane affascinato dalla potenza e dalla voglia di sudare ed esibire il proprio egocentrismo in pose da macho delle sei corde. “Tirate fuori le palle, figli di puttana” è solo una delle traduzioni di un disco che si colloca tra i più importanti e tirati degli ultimi 40 anni, rimanendo il capolavoro indiscusso della band, vuoi perchè Back to the USA (1970) e High Time (1971) sono ideati e suonati in studio, mentre la jungla in cui si scatenano queste bestie dai capelli cotonati ed i pantaloni a stelle e strisce è proprio il palco, caratteristica comune di molti gruppi del periodo 1966-1976, che in sede live creavano jam lisergiche dilatando la canzone (come nel caso di Cream, Jefferson Airplane, Doors, Hawkwind, Pink Floyd), oppure aggredivano e azzannavano alla gola il pubblico (MC5, Iggy & The Stooges, led Zeppelin, Blue Cheer) o costruivano proiezioni ortognali sonore dove il barocco si poteva fondere con il gotico (come nel caso di Blue Oyster Cult o Black Sabbath), il neoclassico rinascevano ammantando la propria veste con il manto progressive e hard rock (King Crimson, Genesis o deep Purple). Insomma KOTJ è un manifesto di tutto quello che c'era e di tutto quello che ci sarà: guardate le registrazioni dell'epoca e noterete che due nomi come Omar Rodriguez Lopez e cedric Bixler Zavala hanno copiato il modo di stare sul palco del signor Tyner. Scordatevi il track by track, compratelo perchè: a) è un monumento, anzi pietra miliare come direbbero quelli di Onda Rock; b) costa intorno ai 10 € o anche di meno; c) è galvanizzante, vi risolve la giornata. Altrimenti potete pure andare a cagare e rimanere con i vostri gruppettini revival credendo che i Jet spacchino o che il garage rock sia nato nei '00.


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view post Posted on 26/11/2007, 19:58P_QUOTE
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old devils, new blues

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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 21:01, 5 minuti fa


innanzitutto il primo disco dal vivo con una coscenza social\politica non indifferente, si trattava solo di rock'n'roll, ma scritto cone la testa. è impressionante, a quasi 40 anni dall'uscita la freschezza della proposta ed anche scoprire come, gli mc5 fossero precursori di diversi generi, su tutto il punk (nell'attitudine) ed un certo modo di concepire il rock da stadio, che esploderà definitivamente solo un 2\3 dopo con gli show da 200.000 persone del dirigibile. poi ci sono le canzoni, che davanti al valore storico del lavoro, potrebbero passare in secondo piano, ma sarebbe un'errore. "kick out the jams" è una spallata violentissima, dove passione, energia e caos prendono il sopravvento. "borderline", si spinge potente e ficcante nell'acoltatore. classico, ma non solo: bellissimo. da qui, si apri' la grande stagione dei dischi live monumentali.
CITAZIONE
a) è un monumento, anzi pietra miliare come direbbero quelli di Onda Rock; b) costa intorno ai 10 € o anche di meno; c) è galvanizzante, vi risolve la giornata. Altrimenti potete pure andare a cagare e rimanere con i vostri gruppettini revival credendo che i Jet spacchino o che il garage rock sia nato nei '00.

sipario.

 
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view post Posted on 4/12/2007, 19:23P_QUOTE
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Vedi mai una stella cadere, e non ricordi cosa desiderare

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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 21:01, 5 minuti fa



Antesignano del punk ma ancora memore di certa psichedelia acida: un connubio molto vicino al sound dei successivi Hawkwind, ma molto più violento.
Un album epocale, punto. Dal mio punto di vista meno geniale del secondo degli Stooges, ma altrettanto - se non più - influente.

Ottima recensione, per un album troppo spesso dimenticato.

"La felicità è dietro l'angolo. Il problema è che il mondo è rotondo" Reek



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view post Posted on 4/12/2007, 19:49P_QUOTE
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 20:31


CITAZIONE (Vortex Surfer @ 4/12/2007, 19:23)
Antesignano del punk ma ancora memore di certa psichedelia acida: un connubio molto vicino al sound dei successivi Hawkwind, ma molto più violento.
Un album epocale, punto. Dal mio punto di vista meno geniale del secondo degli Stooges, ma altrettanto - se non più - influente.

Ottima recensione, per un album troppo spesso dimenticato.

Grazie, anche se gli hawkwind erano meno diretti (meno veloci e "grezzi" se vogliamo), ma ugualmente fantastici ed influenti. Penso all'uso del basso negli hawkwind, che fungeva come una vera e propria chitarra, come un pezzo quale "time we left". Hai beccato un gruppo che amo.

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3 replies since 26/11/2007, 19:34
 
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