
innanzitutto è bene partire da prefazione che ha il valore forse superiore alla recensione stessa.
È consigliabile procurarsi la versione rimasterizzata del 2005 per ascoltare l'opera nella sua completezza e vedere abbandonata la fredda drum machine della prima edizione che stona nel restante contesto e le restanti parti essere completamente risuonate per l'occasione. Del disco spesso si parte da enunciati che come pendoli inciampano sia nel vero che nel falso . Innanzitutto questo non è da considerare nel podio della carriera del gruppo, nonostante la lineup composta , le idee ci sono ma sono ancora alla ricerca della loro personalità più convincente e elegante. Ma questo non deve però pretesto per bollare il cd come mero accostamento Floydiano, sarebbe ancor più sbagliato. Il disco suona moderno invece, i riff a volte hard rock sono introdotti da un synt bass precississimo . Il songwriting della Titletrack è prova più covincente di un mare di parole. Gavin dietro alle pelli in unova edizione sa farsi valere , impreziosendo il pezzo maggiormente . A tratti intimamente solare questo viaggio nelle note Wilsoniane, ricco di cambi di tempo ma non per questo da considerar prog , spesso la struttura del brano viene ripetuta in maniera continua con l'aggiunta di elementi lisergici (
“Not Beautiful Anymore” ) . la vera eccezione resta “
Burning Sky” , rapsodica sequenza chitarristica in crescendo in maniera ossessiva e serpeggiante ,intorno alle escursioni soliste dotate di un certo Appeal Melodico , giunti ad undici minuti, chiedersi se davvero si può ancora parlare di strumentale. Sintomo di una maturita in continua crescita, “
Synesthesia” anticipa certe sonorità future, che li renderanno celebri, in un epoca ancora in pieno flusso grunge che distoglie la critica e pubblico per buona parte. “
Always Never” si avvale della presenza di Colin Edwin alle 4 corde, e di un riarrangiamento più curato nella nuova edizione che mira a rendere più limipide le sezioni acustiche. Discorso analogo per la morbida “
Small Fish”.
“
Fadeaway” ci accompagna all'uscio con il suo tappeto syntato e solo Gilmuriano , profondo, passionale. Ad abbandonarci in un mare di echi.
l' EP purtroppo non gode di nuove session, ma di una rimasterizzazione che ugualmente riveste di importanza i pezzi ( caso specifico “
The Joke's On You “ , lucidata a dovere per farla splendere ) che certo non velgon complessivamente meno del disco in questione, ne costituiscono semmai un piacevolissimo prolungamento artistico. Incantevole “
Cloud Zero” nella sua melanconia introspettiva e introversività sonora. Climax sonoro da applausi.
L'episodio atipico è rappresentato dalle percussioni in “
Navigator” , evocativa ma senza infamia ne lode. Più convincente si dimostra la doppietta finale, la dolcezza dell organo di “
Rainy Taxy” e la superba “
Yellow Hedgerow Dreamscape” , caricata della giusta tensione in una palude intricata di corde elettriche , da lasciarsi catturare.
Inspiegabilmente “
Phantoms “ resta esclusiva dei possessori del doppio vinile, almeno fino all'uscita di “
Stars Die:The Delerium Years” , indi attualmente, di facile reperibilità.