ROCK E DINTORNI

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BLACK SABBATH - Paranoid
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The shape of THE FISH to come

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PARANOID

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Dopo l’ ESORDIO i Black Sabbath tornano con un album ancora più denso, ancora più compatto, indubbiamente più potente, e anche per questo, più famoso, nonché più celebrato non solo dalle vendite ma anche dalla storia, che vede in questo manifesto dell’inquietudine, intitolato appunto “Paranoid” un punto di riferimento per l’hard rock, ma anche per l’heavy metal, che si può tranquillamente far nascere in questa sede, anche se parlare di heavy metal soltanto è estremamente riduttivo, visto che qua siamo già oltre il metal, ne abbracciamo già le diverse diramazioni e influenze alle quali questo movimento opterà in futuro, magari suggerendo l’idea che tutto era già stato scritto o predetto in questo disco, dal doom al glam, allo stoner alle tendenze medievali o epiche, senza contare la perfetta fusione tra rock pesante, swing, jazz, tutto in un continuo saliscendi corposo, che va da momenti d’atmosfera, ad esplosioni soniche che sembrano fare il verso ad una catastrofe nucleare, una primitivissima guerra del futuro, un annientamento sottile e “freddo”, una apocalisse calma e lenta, che non si manifesta ma è già dentro di noi, o si manifesta da sempre e noi stiamo già dall’altra parte, nel mondo dei morti, e non c’è scampo e non c’è speranza, perché ormai il nostro destino è segnato.
Il primo tema l’ho già introdotto: la guerra, quella dei porci di “War Pigs”, gli altri non sono altro che la conferma di quanto visto con l’esordio, ossia l’idea di vivere morendo, o di morire per vivere, insomma il problema della morte come spunto per una serie di suggestioni (più che riflessioni vere e proprie) fatte con la musica. Espressionismo musicale dissimulato in forme apparentemente ferree e solide, che sono solo una apparente e rassicurante impalcatura per tutta una serie di vicende musicali convulse e toccanti, che invece di dare risposte come altri tipi di proposte musicali di quegli anni, pongono problemi, ma lo fanno senza domande (ne vere e proprie ne retoriche; qua di retorico non c’è nulla), semplicemente evocando stati d’animo e pensieri (lugubri, disgustosi, oppure enigmatici… spirituali?).
I suoni sono importanti, perché sono degli impulsi per l’ascoltatore; in questo senso il pulsare maniacale e viscerale del basso di Butler, che sembrano far vibrare e scuotere la terra è l’elemento primario su cui si costruisce la piramide del sound Sabbathiano, forse meno di quanto non lo fosse nell’esordio, ma sempre fondamentale, sempre assolutamente ritmico e percussivo, come deve essere questa musica, orientata alla stagnazione e al dissanguamento della melodia, distrutta e cadaverizzata, e in questo c’è la complicità di Ward, batterista dallo stile e dalla tecnica impareggiabili nella capacità di unificare da una parte esigenze atmosferiche (degne della musica da colonne sonore) a volte nebulose e dilatate e a volte dense e irte di metallo e pezzi di vetro macinato, e dall’altra parte ritmi sempre sopra le righe, spesso sfiorando solipsismi anche estranei alla cultura del rock, che anche quando non sfociano nell’assolo che accentra l’intero pezzo, sono capaci di decorare anche i monoliti pachidermici della chitarra di Iommi; quest’ultimo è il terzo gradino della piramide del suono Sabbathiano, una chitarra che ha fatto scuola, ha fatto la storia ed è diventata leggenda, non per le sue melodie ma per la sua capacità di rallentare e cadenzare il suono, aprendo squarci ritmici, come se non interessasse affatto dare corpo alla canzone, ma solo infiltrarsi nel tessuto ritmico e sgranarlo, quasi volesse fare dei crepacci nel terreno, o smottamenti irrimediabili, per vedere quanto è bello schiantare dei massi giganteschi e pericolosi su un suono già rumoroso per conto suo. Sul vertice della piramide c’è Ozzy, notevolmente cresciuto in questo secondo disco, sempre sgraziato e melodrammatico, ma ora più cantilenante che mai, quasi bambinesco a volte, le sue sembrano filastrocche infantili, e non per questo meno nere e malvage, anzi forse proprio per questo ancora più perverse, preannunciando non solo una serie di immagini del bambino associato al demonio, molto comuni nella musica e nella cinematografia horror degli anni 70 e oltre, ma anche capaci di preannunciare alcune delle grandi idee epocali e rivoluzionarie dei Korn (la cantilena, l’infantilismo, la morbosità dell’infanzia e il peccato originale…).
L’album è coeso, un macigno di idee una più vincente dell’altra, nulla è lasciato al caso, nulla sfugge dall’attento controllo di una band scrupolosa e cosciente di essere all’apice della sua rivoluzione nella storia della musica. È il 1970, ma ci vorranno decenni per riuscire nell’esegesi e nell’interpretazione delle gesta musicali dei Black Sabbath. Ora voglio passare velocemente in rassegna alcuni dei momenti più interessanti di “Paranoid”, naturalmente senza nessuna ambizione di esaustività o sistematicità.

WAR PIGS --- questa doveva essere la title track, ma la casa discografica decise di optare per un titolo meno forte, il più “neutro” ‘Paranoid’. Ovvio che si tratti del pezzo che simboleggia in concreto tutto l’album, a livello di tematiche e non solo. Se l’esordio vedeva come tema portante l’essoterismo, il secondo album è invece il proseguimento logico del pezzo con cui i Black Sabbath avevano chiuso il primo capitolo, “Wicked World”, perché anche qua le tematiche horror sono solo una metafora astratta della realtà storica vissuta dalla band, che in “War Pigs” viene fuori liberamente e in modo esplicito, fuori da ogni finzione scenica. Il testo parla chiaro, tanto che non c’è bisogno di interpretazioni:

Generals gathered in their masses
Just like witches at black masses
Evil minds that plot destruction
Sorcerers of death's construction
In the fields the bodies burning
As the war machine keeps turning
Death and hatred to mankind
Poisoning their brainwashed minds, oh lord yeah!
Politicians hide themselves away
They only started the war
Why should they go out to fight?
They leave that role to the poor


I parallelismi con l'immaginario gotico-orrorifico sono sempre presenti, come si può vedere, ma la cosa più interessante è l'introduzione del tema dell'alterazione mentale, la "ipnosi di massa" (tema ripreso dal classico dei Sepultura), nonchè del motivo politico, che fa del brano in questione, una vera e propria canzone di protesta; una protesta che invece di mostrare un mondo alternativo fatto di pace & amore, illustra il paradosso, mostra spietatamente il destino di questa umanità, scopre a tutte la barbarie, la rende esplicita, attraverso una musica che ne incorpora la violenza e il primitivismo. Così come questo mondo devastato dalla guerra sembra regredire, allo stesso modo la musica riporta l'ascoltatore in uno status primigeneo dove le persone di combattono tra loro senza pietà; i versi emessi dalla chitarra di Iommi sembrano veramente sirene che chiamano alle armi(come la sirena campionata nell'introduzione del brano), o richiami di mammut inferociti, lo scalpitio animalesco è reso alla perfezione da Ward, alla batteria. A colpire è l'alternanza tra momenti in cui si simula l'ipnosi e momenti di furia, tra ripetitività sfiancante e cambi repentini e ancor più inaspettati, assoli fantastici che segneranno un'era e saranno patrimonio di tutta la storia della musica successiva. Ritmiche tra il tribalismo e le fredde geometrie, e squarci chitarristici disumani, come la guerra, versi da animali, come quei porci, i politici che tagliano a fette il mondo e dividono le nazioni su cartine geografiche, senza porsi altri problemi, salvo quello di armare la gente e lasciare che vada a morire nel modo più vecchio e assurdo che esista, ossia la lotta per il territorio.

PARANOID --- si tratta di un pezzo molto breve, che svolge il compit(in)o di "Evil Woman" nell'album precedente: si tratta di un singoletto che sembra una cosa a se rispetto al resto dell'album, un riempitivo inserito per motivare il nuovo titolo del disco probabilmente, una canzoncina bella dura e birichina da lanciare in classifica, per aprire la strada al disco, da prendere e trascinare nelle vendite. Infatti furono venduti milioni di copie in tutto il mondo, che fecero guadagnare cinque dischi di platino nel Regno Unito e quattro negli USA.
è vero che si tratta di un brano scoordinato rispetto agli altri e piuttosto disimpegnato, ma la sua enorme fama non è poi così immeritata, visto che si tratta pur sempre di un brano che ha concorso pesantemente alla formazione del suono "metallico", per il suo ritmo regolare e incalzante, nonchè per uno dei riff più geniali e imitati di tutta la storia.

PLANET CARAVAN --- riassume ciò che nel disco precedente era disseminato un po ovunque, ossia l'amore della band per il blues. Quattro minuti e mezzo soltanto, per un brano blues e psichedelico con pochi rivali degni di tale nome, perchè in poco e con una agilità imbarazzante mette a KO tanti gruppi psych rock sia attuali sia del glorioso passato. Una psichedelia oscura e malata completamente dimenticata dai tanti cloni dei Black Sabbath e poi recuperata solo negli anni 90, e neanche da tutti, troppo impegnati ad approfondire e appesantire il versante metallico dei Sabs, che evidentemente sono stati anche altro, e questa ballata sta a dimostrarlo, con uno straordinario tappeto di percussioni leggere e sfumate, che ripropone un Ward ancora una volta diverso, dopo i virtuosismi vistosi di "War Pigs" e dopo le ampie pennellate veloci e pesanti di "Paranoid". Iommi e Butler si intrecciano e si incrociano sfiorandosi e accarezzando il suolo senza mai calcare la mano, e qua sembra veramente di avere a che fare con una band completamente diversa da quella ascoltata fin ora; una chitarra pulita e sognante, una voce fioca e distante, che compare lentamente e poi si disgrega allo stesso modo, tutte tecniche che faranno la fortuna di tutto il rock psichedelico passato e presente, dagli Ash Ra Tempel ai Los Natas. Con questo non dico che il rock psichedelico sia nato con questa canzone, che evidentemente sarebbe assurdo, voglio solo sottolineare l'unicità del pezzo nel repertorio dei Black Sabbath e allo stesso tempo la sua eccellenza anche in relazione al resto della musica che c'era stata prima e che c'è stata dopo.
Il testo è una ode allucinata al viaggio spaziale:

We sail through endless skies
Stars shine like eyes
The black night sighs
The moon in silver trees
Falls down in tears
Light of the night
The earth, a purple blaze
Of sapphire haze
In orbit always
While down below the trees
Bathed in cool breeze
Silver starlight breaks down the night
And so we pass on by the crimson eye
Of great god Mars
As we travel the universe


IRON MAN --- già dall'inizio è un cataclisma. la voce di Ozzy è distorta e metallica. il riff di Iommi è la cosa più futuristica e meccanomorfa mai partorita fino a quei tempi da un musicista rock. è l'inizio di una nuova era, suggestionata dall'immaginario robotico e artificiale, il tempo delle guerre spaziali e delle odissee nello spazio, e se "Planet Caravan" ne rappresenta il lato psichedelico, questo pezzo ne carpisce il lato metallico e tecnocratico, che verrà ripreso praticamente da tutti, nel metal, suggestionati in un senso o nell'altro dalle tecnologie, anche quando l'aspirazione luddista sarà il fine ultimo, come nei Godflesh o negli Helmet (e i loro derivati), senza contare tutto il thrash metal degli anni 80. Tecnicamente, uno dei pezzi più formidabili dei Black Sabbath, anche grazie ad una parte di batteria che unisce varietà, estro e potenza in modo perfetto, vuoi perchè è il più metallico di tutto il loro periodo "classico", vuoi perchè qua c'è uno Iommi che suona come una turbina a pieno regime, freddissimo e distorto, un impianto industriale intero in un solo strumento. Incredibile pensare che è lo stesso chitarrista di "Planet Caravan".

ELECTRIC FUNERAL --- ancora un grande pezzo, fatto di refrain martellanti e progressioni al fulmicotone; il contenuto è più che mai apocalittico:

Dying world of radiation, victims of mad frustration
Burning globe of oxy'n fire, like electric funeral pyre
Buildings crashing down to a cracking ground
Rivers turn to wood, ice melting to flood
Earth lies in death bed, clouds cry water dead
Tearing life away, here's the burning pay


Riemerge il tema della tecnologia che prende piede e del pianeta che lentamente si spegne.

And so in the sky shines the electric eye
Supernatural king takes earth under his wing
Heaven's golden chorus sings, Hell's angels flap their wings
Evil souls fall to Hell, ever trapped in burning cells!


La grande guerra atomica è la paura che aleggia costantemente nei testi, con riferimenti talvolta velati, altre volte come in questo caso molto chiari, al difuori di ogni finzione scenica e poetica.

HAND OF DOOM --- l'elefantiasi della chitarra di Iommi raggiunge livelli impressionanti, sia nell'andatura, quel ritmo lentissimo e lesionato da momenti di silenzio o di quiete improvvisa prima del disturbo bipolare e relativo schizzo con wah wah che simula una bestia feroce. "bipolare" è l'aggettivo più appropriato per un pezzo che serve appunto da anello di congiunzione tra il ritratto psicologico, sociologio e politico di una generazione intera. "bipolare" è questo brano, sospeso tra sonorità estreme e diverse. "bipolare" è anche un disturbo, e di disturbi si parla in questo pezzo.

First it was the bomb, Vietnam napalm
Disillusioning, you push the needle in
From life you escape, reality's that way
Colours in your mind satisfy your time


Altro che satanismo. La band parla chiaro. C'è tutto un collegamento tra malessere, disillusione, e la presa di coscienza del declino di questa civiltà. La guerra in Vietnam.
Viene introdotto il tema delle droghe, la fuga dalla realtà. A questo punto molte cose diventano più chiare, ache la stessa "Planet Caravan", e quel viaggio che si dimostra solo una fuga, un modo per evadere, per colorare una realtà grigia e senza speranze. Infatti i colori vividi sono una costante di quel pezzo.

Oh you, you know you must be blind
To do something like this


Inizia l'invettiva.

So drop the acid pill, don't stop to think now

Il messaggio è tutto contro l'alienazione del pensiero. "Non smettere di pensare adesso". E l'esortazione a lasciar perdere gli acidi.

RAT SALAD --- è una allegra jam strumentale che mastica ancora le ambientazioni dei brani precedenti, ma dove tutti gli strumenti lasciano spazio a Bill Ward che incide la sua Moby Dick, un assolo di batteria che è un saggio del suo stile e delle sue grandi capacità.

FAIRIES WEAR BOOTS --- funziona come una specie di marcia militare, un incubo descritto alla perfezione, non solo a parole ma anche in musica, che vuole riprendere l'andatura anonima, maligna e "da branco" di un gruppo di ragazzi neonazisti descritti come "fate con gli stivali". Ma il pezzo non è un semplice proclama antinazista(c'è solo una vaga presa per culo di queste sottospecie di imitazioni di squadristi), il suo bersaglio è tutt'altro: il tema del pezzo è la paranoia, le manie di persecuzione quindi e gli effetti delle droghe allucinogene, che finiscono col ghettizzare e isolare chi le consuma in una prigione di follia e di incubo in cui tutto sembra poterti uccidere ed essere un potenziale assassino.
Ora acquista tutt'un altro senso la title track e quel ritornello che ha portato in vetta alle classifiche i Black Sabbath.

Can you help me, occupy my brain?

Emerge allora un piano di lettura doppio, e nuove problematiche: si tratta di un album sul terrore della guerra o di un album sugli effetti collaterali della dipendenza dalle droghe? o forse che le due cose sono collegate? quella "paranoia" a cosa è dovuta? quella sensazione che i Black Sabbath ripropongono continuamente non è forse solo una richiesta di aiuto più che un messaggio contro le droghe? quel verso animalesco, quel grido di terrore forse non è un monito, non contiene nessuna morale e nessun tipo di insegnamento forse... che tutto questo sia solo un album di confessione? che tutto questo sia una riflessione, un lungo monologo in cui la band racconta di se a se stessa e al mondo per espiare i propri peccati ed esorcizzare il male che c'è in lei e cacciare via le proprie paure? che la guerra e i conflitti in generale siano solo una immagine astratta del vero conflitto, quello dell'uomo e della sua forza di volontà contro la dipendenza dalle droghe? se cambia il punto di vista e proviamo a riascoltare il disco dopo questa conclusiva "Fairies Wear Boots" tutto sembra diverso, tutto assume una valenza confessoria e riporta l'ascoltatore a domande e problemi ancora pià pesanti, che non potranno che essere affrontati ancora, nei capitoli successivi.

Edited by JØHN - 30/12/2007, 11:59

 
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una classico assoluto del rock, probabilmente questo disco è quello che più ha influenzato miriade di musicisti nei decenni a venire...è anche uno dei miei 20\30 dischi preferiti in assoluto. in una maniera o nell'altra i pezzi qui contenuti sono tutti grandi classici, in particolare "paranoid" col riff di chitarra più saccheggiato dai metallers del mondo, quello ipnotico di "iron man" che può contare su due asssoli da urlo e "war pigs". "electric funeral" un cazzotto nello stomaco, planet caravn una pseudo ballata psichedelica da urlo. un disco che non mostra lacune particolari o che risente dei quasi 40 anni di vita. fondamentale.

 
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Un grande disco, un classicone, uno degli album più importanti di tutta la scena settantiana, eppure secondo me nettamente (pur essendo un capolavoro) inferiore all'esordio (e forse anche a Master Of Reality).

Però la title track, Iron Man e Electic Funeral rappresentano dei picchi difficilmente raggiungibili.

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paranoid era nato come scarto, doveva essere una b-side ma poi il produttore li convinse della bontà del brano e fu unserito nell'album e in seguito usato anche come singolo.

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CITAZIONE (Alphadj @ 26/12/2007, 20:19)
Un grande disco, un classicone, uno degli album più importanti di tutta la scena settantiana, eppure secondo me nettamente (pur essendo un capolavoro) inferiore all'esordio (e forse anche a Master Of Reality).

Però la title track, Iron Man e Electic Funeral rappresentano dei picchi difficilmente raggiungibili.

secondo me paranoid sfascia MOR
e a livello di testi, anche l'esordio.

poi... quello che penso è scritto e motivato nella rece.

 
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sbudella il maiale!

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per me il migliore dei sabbath.

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forse la recensione è lunghetta.
però di rece su quest'album ce ne sono a valanga su internet e su carta.
volevo fare qualcosa di diverso , non volevo limitarmi a ripetere a cantilena le cose (le solite) su cui tutte le altre recensioni insistono.


per quanto mi riguarda, tranne un paio di cosette MOR è già tutto contenuto in Paranoid. E poi Bill non tornerà più in questa forma per un bel po.

 
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Bellissima recensione John... molto interessante la conclusione sulle possibili interpretazioni del disco :sisi:

Non c'è bisogno di commentare il disco (a maggior ragione dopo questa esaustiva recensione), non scriverei nient'altro che le solite cose sull'influenza e l'importanza di questa incredibile band.... :inchino:

Edited by MrBungle82 - 26/12/2007, 21:37

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CITAZIONE
"Ci sarà una reunion con Mike Patton per un album dei Fantômas?"

Dave Lombardo: «Sì. Pochi giorni fa ho inviato una e-mail. E' coi Faith No More. Ha detto che gli manco, e anch'io gli ho detto che mi manca, e che ci rivedremo per fare un nuovo album. Sono eccitato, perché lavorare con quell'uomo è come un fertilizzante per me, impari un sacco di cose. Il ragazzo è sorprendente. E' un genio.»

 
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grazie ema.
domanda mirata: secondo te è un abbaglio quello sui KORN? è possibile trovare un archetipo della cantilena metal addirittura nei black sabbath?

 
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Boh, forse può sembrare un pò una forzatura, ma certo che il ragionamento non è assurdo...
Di sicuro il cantato di Ozzy è cantilenante, soprattutto in certi pezzi... :sisi:
E' stato sicuramente il primo a proporre un cantato così in certe sonorità, quindi tutti quelli venuti dopo che in qualche modo hanno cantilenato ( :D ), hanno per forza di cose il primo antenato in Ozzy :sisi:

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"Ci sarà una reunion con Mike Patton per un album dei Fantômas?"

Dave Lombardo: «Sì. Pochi giorni fa ho inviato una e-mail. E' coi Faith No More. Ha detto che gli manco, e anch'io gli ho detto che mi manca, e che ci rivedremo per fare un nuovo album. Sono eccitato, perché lavorare con quell'uomo è come un fertilizzante per me, impari un sacco di cose. Il ragazzo è sorprendente. E' un genio.»

 
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Album fantastico, è un big bang per molte correnti musicali che nasceranno dal 1970 in poi. Tra gli altri, è la nascita del doom, non solo, chiaramente, come sonorità, ma soprattutto come tematiche, come attitudine, come stile di vita, come approccio col mondo. L'album incarna la totale disillusione giovanile, il disagio, la mancanza della speranza. In un mondo dove i porci continuano a farsi guerra fregandosene di tutto, dove la guerra porerà sempre solo distruzione e morte, dove non si può tornare indietro (agghiacciante a riflessione futura sulla atomica in "children of the grave"). Il nichilismo sabbathiano pone in questo album le sue fondamenta.

L'album è chiaramente un grido d'allarme, un urlo disperato...I Black Sabbath lanciano continui moniti alla società moderna, sono continui attacchi, e riescono a condensare in poche righe la totale assenza di speranza e vie d'uscita, ma anzi profilano scenari apocalittici, castighi per l'umanità, destinata a scomparire, creati dall'umanità stessa. Da "Hand Of Doom":


CITAZIONE
You're having a good time baby
But that won't last

Your mind's all full of things
You're living too fast
Go out enjoy yourself
Don't bottle it in
You need someone to help you
To stick the needle in, yeah

Now you know the scene, your skin starts turning green
Your eyes no longer seeing life's reality
Push the needle in, face death's sickly grin
Holes are in your skin, caused by deadly pin

Head starts spinning 'round, you fall down to the ground
Feel your body heave, Death's hands starts to weave
It's too late to turn, you won't want to learn
Price of life you cry, now you're gonna die!

l'unica via d'uscita da questa oppressione, dalla paranoia, l'unico palliativo (i protagonisti sono coscienti che non è un rimedio) è la sweet leaf, la dolce foglia, la marijuana, le droghe pesanti. E' un crescendo, ci ficcheremo un ago, poi ancora un altro, poi addirittura dovremo farci aiutare per bucarci. E' un'alienazione dalla realtà che si rende necessaria, i colori che si formano nella mente aiutano a vivere meglio.


:inchino: :inchino:
Lasciamo stare l'analisi puramente sonora, quella è da seghe
:inchino: :inchino:

Grande john

CITAZIONE
Emerge allora un piano di lettura doppio, e nuove problematiche: si tratta di un album sul terrore della guerra o di un album sugli effetti collaterali della dipendenza dalle droghe? o forse che le due cose sono collegate? quella "paranoia" a cosa è dovuta? quella sensazione che i Black Sabbath ripropongono continuamente non è forse solo una richiesta di aiuto più che un messaggio contro le droghe? quel verso animalesco, quel grido di terrore forse non è un monito, non contiene nessuna morale e nessun tipo di insegnamento forse... che tutto questo sia solo un album di confessione? che tutto questo sia una riflessione, un lungo monologo in cui la band racconta di se a se stessa e al mondo per espiare i propri peccati ed esorcizzare il male che c'è in lei e cacciare via le proprie paure? che la guerra e i conflitti in generale siano solo una immagine astratta del vero conflitto, quello dell'uomo e della sua forza di volontà contro la dipendenza dalle droghe? se cambia il punto di vista e proviamo a riascoltare il disco dopo questa conclusiva "Fairies Wear Boots" tutto sembra diverso, tutto assume una valenza confessoria e riporta l'ascoltatore a domande e problemi ancora pià pesanti, che non potranno che essere affrontati ancora, nei capitoli successivi.

Una sorta di giustificazione?? Un modo per giusficarne l'uso...qui i BS ci confidano tutto il loro mal di vivere

P.S. hai sbagliato, invece di scrivere hand of doom hai sritto children of doom (che è una canzone dei saint vitus)

:D

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view post Posted on 5/4/2008, 01:37P_QUOTE
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nella noia di una serata poco "discussa" qui al forum sono andata a rifuggiarmi in vecchie recensione dei Sabbhat... recensioni (proprio come questa) tutte bellissime e proprio come questa tutte di John....BELLISSIME, è dir poco. quanta enfasi nel recensire Black sabbath, Paranoid.Soltanto una persona a cui i BS abbiano colpito l'anima può usare tali espressioni.è un piacere anche scoprire che c'è qualcuno che prova la tua stessa stima nei confronti di questo quartetto che si va via via raffinado e che presenta come copertina l'uomo che vive con l'incombenza della morte

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view post Posted on 5/4/2008, 12:54P_QUOTE
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CITAZIONE (sabbathiana @ 5/4/2008, 02:37)
nella noia di una serata poco "discussa" qui al forum sono andata a rifuggiarmi in vecchie recensione dei Sabbhat... recensioni (proprio come questa) tutte bellissime e proprio come questa tutte di John....BELLISSIME, è dir poco. quanta enfasi nel recensire Black sabbath, Paranoid.Soltanto una persona a cui i BS abbiano colpito l'anima può usare tali espressioni.è un piacere anche scoprire che c'è qualcuno che prova la tua stessa stima nei confronti di questo quartetto che si va via via raffinado e che presenta come copertina l'uomo che vive con l'incombenza della morte

concordo con quanto hai detto, ma visto anche il tuo nick sarebbe lecito anche sapere un pò il tuo parere generale sul disco :D

 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 21/11/2009, 00:59


Paranoid è un autentico capolavoro....particella grammaticale che unisce psichedelica e hard progrssive. I BS producono, senza saperlo, sovvertimenti nella loro musica, cambiando i ceppi dal tono hard al loro futuro hevry-metal scuro e lento, verso qualcosa di molto innovativo. Album caratterizzato dalle complicate e strutturate sperimentazioni di Tony Lommi,eccellente chitarrista,singolare è il crescere delle forme sonore.Basso e batteria sono funesti. War Pigs apre l'album, il testo quasi una dichiarazione di guerra caratterizzata dalla loro "lenta velocità":"generals gathered in their masses just like witches at black masses" lo fa sembrare album politico, improntato sull'attualità e non più sul soprannaturale. I loro contenuti mettono insieme il rock decadente e la letteratura dark inglese e non l'ostile e dannosa routine.In Paranoid siamo davanti a testi di infrequente splendore.Con War pigs, Heavry-prog hand of doom, Eletric funeral e Iron man tirano fuori la loro attitudine compositiva anche perchè si tratta di un sound molto complesso. Eletric Funeral è inquetante cambia continuamente l'andamento in maniera contorta. Iron Man esprime eternità. Faries wear boots mette insieme l'utero sabbathiano e una componente profonda, tanto da donare al brano un'esenza rockeggiante. Planet caravan e Rat salad hanno un andazzo leggero, insieme permettono un attimo di fiato all'interno del cd. Ma la canzone che li ha fatti conoscere al pubblico è Paranoid pur non essendo dotata di particolare bellezza o meglio ci sono sicuramente pezzi forniti di pù magnificenza. questo è il mio pensiero sull'album,lo apprezzo molto come si vede e non riesco a non dileguarmi parlando dei suoi incantevoli contenuti.

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view post Posted on 10/6/2009, 14:05P_QUOTE
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Tat Twan Asi

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Location: Cassano d'Adda


Status: Offline: ultima azione eseguita il 21/11/2009, 20:36


E alla fine sono arrivato anche io a scoprire i Black Sabbath. :D

Che dire, disco di valore assoluto questo Paranoid. Fa specie sentire come, nonostante abbia quasi 40 anni di età, sia ancora attualissimo sia a livello di proposta sia soprattutto a livello di suoni.

Mi ha colpito molto il paragone fatto da John tra Ozzy e Jonathan Davies. Dopo aver letto la recensione sono andato a riascoltarmi l'esordio dei Korn e ho avuto la conferma che il parallelo ci sta tutto, in particolare in Shoots And Ladders la somiglianza è evidente.

Poi un inchino è d'obbligo per la prestazione di Ward, una delle migliori che mi sia capitato di ascoltare. Sentire suonare così una batteria, per uno fissato come me con questo particolare, è una goduria. Alla faccia di tutti i picchiatori di fustini e pentoloni che ci sono in giro oggi, questo è il tipo di suono che mi fa bagnare.



You like your coffee black, your neighborhood white,
your lights are out at nine o' clock at night.
Are you afraid of everything, or just the truth?
You've got pre-packaged food, family feud, faith in the church,
and a good clean attitude.
Are you affraid of everything, or just the truth?
The only problem that you've got, is the night that wheel of fortune's not.
And the only thing you haven't bought, are the people that are buying you.
You are the moral majority, devoid of moral priority.
You are Barbie doll sorority. You are the boys' club government.
How we lust familarity, speedy compact portability.
Every step that you take forward, is a generation back for us.
We are the ugly, we are the gay, impoverished, effeminate, and overweight.
Take your consumer culture back from us.
It's a fucking economic attack on us all.
And the football season is the only reason you stay alive in your prime time beehive.

 
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